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Perché stanno chiudendo sempre più bar in Italia?

Pubblicato 28 settembre 2026 · La redazione di In Poche Parole

In sei anni, tra il 2019 e il 2025, sono scomparsi più di 24mila bar in Italia — circa 11 imprese al giorno. I dati, elaborati da Confesercenti su dati delle Camere di commercio, mostrano un settore in ritirata: le imprese attive sono scese da 169.839 nel 2019 a 145.766 nel 2025, una contrazione del 14,2%. L'associazione stima in oltre 7,2 miliardi di euro l'impoverimento prodotto in sei anni, sommando gli effetti su consumi, occupazione e gettito fiscale.

«La desertificazione commerciale sta cambiando la vita quotidiana delle nostre comunità», dichiara Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. Ogni bar chiuso non è solo un'impresa in meno: è spesso la scomparsa di un punto di incontro radicato nel tessuto sociale di un quartiere o di un piccolo centro.

Le regioni più colpite

Il Centro è l'area con la flessione più pesante: rispetto al 2019 sono spariti 7.323 bar, pari a un calo del 20,8%. Nel Nord-est la riduzione raggiunge il 16,3%, nel Nord-ovest il 16,1%. Più contenuta la dinamica nel Sud, con il 6,7%, e nelle Isole, con il 6,5%.

In termini assoluti, la Lombardia guida la classifica con 4.957 attività in meno, seguita dal Lazio con 4.405, il Veneto con 2.806, l'Emilia-Romagna con 1.916 e il Piemonte con 1.915.

In percentuale, la caduta più marcata è nelle Marche, che hanno perso il 25% dei bar rispetto al 2019. Seguono il Lazio con il 23,9% e la Valle d'Aosta con il 22,2%. Il Veneto segna il 20,1%.

Roma: 2.827 bar in meno

Tra le città spicca il dato di Roma. Nella Capitale sono venuti meno 2.827 bar, con una flessione superiore al 30%. Un arretramento che, sottolinea Confesercenti, non è stato fermato neppure dai flussi turistici da record registrati dalla città.

Perché chiudono

I motivi si intrecciano. L'aumento dei costi di gestione — energia, materie prime, lavoro — pesa su un settore che lavora con scontrini medi contenuti come il caffè al banco. Il cambiamento delle abitudini di consumo, con lo smart working che ha ridotto i flussi quotidiani nelle città, ha ulteriormente contratto la domanda. La concorrenza della distribuzione moderna e dei nuovi servizi di consegna ha eroso un'ulteriore fetta di mercato.

Nei piccoli centri il fenomeno ha una componente demografica strutturale: il calo della popolazione e l'invecchiamento rendono fragile la base di clienti. Quando chiude il bar, spesso scompare l'unico spazio pubblico di incontro quotidiano.

«Un bar è un'impresa che crea lavoro e offre un servizio. Ma è anche uno dei luoghi più semplici e accessibili in cui le persone si incontrano. Vale per il piccolo comune, dove può essere un punto di riferimento per tutti, e vale per il quartiere di una grande città. Quando questi luoghi vengono meno, le strade sono meno frequentate e le città diventano più spente e meno sicure», afferma Nico Gronchi.

Cosa fa Confesercenti

Dal 28 settembre Confesercenti presenterà in tutte le città capoluogo i dati locali sulla scomparsa dei bar. L'obiettivo è rendere visibile, territorio per territorio, una perdita che il dato nazionale da solo non riesce a rappresentare completamente: una rete fatta insieme di imprese, servizi e spazi di socialità.

Fonte: Il Sole 24 Ore.

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